Categoria prodotto: Matrimonio

Rum & Sigari (QUALITA’ SUD AMERICANA)

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350,00 € 450,00 €

Dettagli del prodotto
  • 3 Qualità di Rum Sud Americani
  • 3 Bottiglie di Rum da 0,7L
  • 3 Qualità di Sigari
  • Cioccolato Fondente
  • Arancia 100% Italiani
  • Hostess o Steward (a vostro servizio)
  • Bicchierini U&G Classe AA+

LA STORIA AL TUO EVENTO

Il Rum è per tutti il distillato tipico della zona caraibica, il cui consumo si lega all’immaginario di magnifici panorami, spiagge bianche da sogno, feste, musica e donne dalla pelle ambrata.
Nel proseguo del capitolo, capiremo come questa convinzione sia in qualche modo errata, dettata da ragioni commerciali di consumo, che privilegiano la provenienza del distillato da queste aree, nonostante che la canna da zucchero risulti diffusa lungo tutta la fascia tropicale, così come il suo distillato.
La canna da zucchero infatti è originaria dell’Asia tropicale e qui si hanno notizie di distillati ottenuti con il suo succo il cui nome è Arrack o Arack.
L’etimologia del nome “europeo” dato al distillato di canna da zucchero potrebbe derivare dallo spagnolo rumbullon (trambusto), cosa niente affatto improbabile fra i consumatori di cospicue quantità di questo distillato o dal nome botanico della canna da zucchero, conosciuta come “Saccarum”, fin dal tempo dei Romani.
Rumbullon potrebbe essere anche un termine onomatopeico per indicare la fermentazione tumultuosa che caratterizza il succo di canna per via dell’elevato contenuto di zuccheri, molto simile ad una pentola in ebollizione..
Le prime notizie ufficiose sulla distillazione del rum risalgono alla fine del 1500, un secolo dopo l’arrivo degli spagnoli e della canna da zucchero nei Caraibi.
mount-gay-eclipse-bottle-2Fonti tuttora da verificare parlano di un frate spagnolo che produsse a Cuba, con alambicchi di scuola francese un primo distillato di succo di canna da zucchero, mentre gli inglesi ne reclamano i natali alle Barbados, presso la prima distilleria dell’isola, la Mount Gay fondata nel 1703, ma in produzione almeno un secolo prima ufficiosamente.
Se infatti dobbiamo pensare al concetto di “carta canta” probabilmente gli inglesi hanno dalla loro parte l’ufficialità della fondazione della prima distilleria dei Caraibi.
Per avere altre notizie semi ufficiali sul rum dobbiamo tornare indietro di un secolo, quando, alla fine del 1600 in Martinica, un frate francese di nome Jean Baptiste Labat produsse la prima partita di acquavite di canna da zucchero, utilizzando un alambicco di tipo Charentaise originario di Cognac.
Il frate dominicano fu un famoso dottore in matematica dell’Università di Nancy, che ad un certo punto della sua vita abbandonò la prestigiosa carriera per dedicarsi alla vita da missionario.
604_001Nel 1694 sbarcò in Martinica dove gli venne affidata la parrocchia di Macouba, dove costruì una chiesa, case, edifici ed una piccola distilleria.
Il primo nome dato al distillato dal suo creatore fu “tafia”, ma in altre trascrizioni successive si trova anche “guildive”.
Il termine Tafia si ritrova come radice comune, in molte preparazioni liquoristiche di tradizione europea, Francia e Italia sopratutto,dove si si usa la parola Ratafià per indicare l’infusione di vari tipi di frutta in alcol.
E’ molto probabiile che trattandosi di alcol di origine vegetale, il sig Labat abbia preso ispirazione per battezzare il frutto del suo lavoro.
Il rum ebbe inizialmente un consumo locale fortemente radicato sul territorio, diventando la bevanda alcolica simbolo di pirati e corsari, con caratteristiche organolettiche piuttosto povere.
Da notare che il rum fu quasi sicuramente il distillato americano per eccellenza.
Se il Jenever olandese arrivava via nave per dissetare i coloni di Nuova Amsterdam (New York) e poi veniva distribuito tramite i commerci al resto del paese, il rum fu il primo distillato prodotto in loco.
historyTramite le colonie olandesi e spagnole si faceva arrivare via nave la melassa dagli zuccherifici la quale veniva lavorata sul suolo americano per ottenere rum, il quale a sua volta veniva imbarcato sulle navi dirette in Africa per essere utilizzato, fra le altre cose, come merce di scambio per ottenere essenzialmente schiavi da portare in America. Una prova a favore di quanto detto è la ricetta dello Stone Fence, uno dei cocktail simbolo della miscelazione americana datato, secondo le fonti storiche, 1775 che venne prodotto con sidro di mele e rum. Solo successivamente la ricetta venne variata con il bourbon, che scalzò il rum come distillato nazionale.
Grazie al Proibizionismo (1919 – 1933) , che vietava la produzione e il consumo di alcol sul suolo americano, il rum ebbe un improvviso boom di richieste, in quanto il suo consumo era radicato nel tessuto sociale, sia come prodotto da esportazione clandestina per approvvigionare i bar sprovvisti di bourbon, sia interna, grazie alla massa di turisti “in fuga” dal divieto di bere che trovavano “rifugio” a Cuba e in Giamaica.
220px-McCoyIl rum introdotto illegalmente in America, dai mitici rum-runner, veniva utilizzato negli eleganti bar denominati “speakeasy” ed era consumato principalmente nei cocktail, nati con il compito di allungare l’irruenza alcolica che caratterizzava le prime produzioni.
Alla figura dei rum runner sono associate parecchie storie di audacia e spericolatezza, in quanto dovevano sfidare una nutrita schiera di barche e navi veloci della Guardia Costiera americana fermamente intenzionata a far rispettare quello che fu definito “il nobile esperimento” ovvero il tentativo di morigerare i costumi americani in fatto di bere.
William mc Coy fu uno di questi, tanto da diventarne il simbolo con la sua nave veloce Tomoka, equipaggiata con velocissimi motori ausiliari e per ogni evenienza anche con una mitragliatrice.
La sua tecnica era molto astuta, arrivato al limite delle acque territoriali, la famosa Rum Row, la linea del rum, distribuiva il suo carico a piccole barche veloci di altri contrabbandieri e a pescatori accondiscendenti che provvedevano a portare il carico a terra in maniera meno vistosa.
La sua carriera finì nel 1923 quando fu affondato dalla nave della guardia costiera battezzata Seneca.
La fine del Proibizionismo, vide la nascita di un altro importante fenomeno per la diffusione del rum sul suolo americano, la Tiki Era, epoca caratterizzata dalla nascita di decine di locali di stile caraibico, all’interno dei quali veniva somministrato quasi esclusivamente rum miscelato in decine di cocktail.
MI0001707124I magazzini erano pieni di rum che andava necessariamente venduto e smaltito, tanto che il quel periodo la totalità dei cocktail creata vedeva l’uso di rum bianchi ed invecchiati insieme…(paragrafo dedicato ai cocktail per ulteriori approfondimenti).
Per avere una cassa di whiskey bisognava acquistarne almeno dieci di rum, pertanto i barman fecero di necessità virtù.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale farà un altro favore ai produttori di rum poiché, essendo le distillerie americane impegnate a produrre alcol per lo sforzo bellico, per approvvigionare il mercato interno fu nuovamente necessario acquistare rum dai Caraibi.
Il successo dei cocktail a base rum arrivò anche con la canzone del trio femminile “The Andrews Sisters” che canto “Rum e Coca Cola” negli anni 40, creando un vero stile di consumo.
La successiva consacrazione arrivò con il fenomeno del turismo di massa, grazie ai ridotti costi di spostamento e dalla riduzione dei tempi, dati dall’impulso del trasporto aereo che fece scoprire anche al turismo europeo i paradisi caraibici.
Altro importante testimonial per la diffusione del rum fu Hemingway, durante la sua permanenza a Cuba, agli inizi degli anni 50, per la stesura del “Il vecchio e il Mare”, portò nuovamente alla ribalta due cocktail storici a base rum, il Mojito e il Daiquiri, consegnandoli alla storia.
I cubani ricordano con affetto lo scrittore americano tanto che in uno dei due suoi locali preferiti “La Floridita” dove era solito consumare il suo Daiquiri Papa Doble, trova spazio una sua statua, appoggiata al banco nel luogo dove solito sedersi.


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